


116. La coesistenza pacifica.

Da: N. S. Kruscev, I problemi della pace, Einaudi, Torino, 1964.

Nel corso della seconda met degli anni Cinquanta, superata la
fase pi acuta della guerra fredda, ebbe inizio un periodo di
relativa distensione delle relazioni internazionali. Questo fu il
risultato anche dei nuovi orientamenti di politica estera adottati
dal nuovo segretario del partito comunista sovietico Nikita
Sergeevic Kruscev e da lui esposti nel 1956 al ventesimo congresso
del PCUS. Egli riteneva infatti che stati con sistemi politici e
sociali antagonisti dovessero e potessero convivere pacificamente,
rinunciando alla guerra come mezzo per risolvere le loro
controversie. La pericolosa contrapposizione militare fra le due
superpotenze avrebbe dovuto trasformarsi in una pacifica
competizione politica ed economica, capace di aumentare il
benessere dei popoli: questo sostenne con calore il leader
sovietico in un discorso, del quale qui riproduciamo alcuni passi,
tenuto alle Nazioni Unite il 18 settembre del 1959.


Che cos' la politica di coesistenza pacifica?.
Nella sua espressione pi semplice  la rinuncia alla guerra come
mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Ma ci non
esaurisce il concetto di coesistenza pacifica. Oltre all'impegno
di rinunciare all'aggressione, la coesistenza pacifica sottintende
per ogni Stato l'obbligo di rispettare l'integrit territoriale e
la sovranit di ogni altro Stato e di non violarla sotto qualsiasi
forma e pretesto. Prevede inoltre la rinuncia a interferire negli
affari interni degli altri paesi per modificarne il regime, il
modo di vita o per altri motivi. Implica, per di pi, il dovere di
basare i rapporti economici e politici tra gli Stati sul principio
dell'assoluta eguaglianza e del mutuo vantaggio.
Spesso vien detto in Occidente che la coesistenza pacifica non 
altro che un artificio tattico degli Stati socialisti. In queste
affermazioni non c' un grano di verit.
Il nostro desiderio di pace e di coesistenza pacifica non 
condizionato n dalla congiuntura internazionale, n da
considerazioni d'ordine tattico. Esso scaturisce dalla natura
stessa della societ socialista, in cui non esistono classi o
gruppi sociali che aspirano ad arricchirsi con la guerra o ad
appropriarsi di territori altrui per asservirli. Grazie al loro
sistema, l'Unione Sovietica e gli altri paesi socialisti
dispongono di un mercato interno illimitato e non hanno quindi
motivo di fare una politica d'espansione, di conquista e di
asservimento d'altri paesi alla loro influenza.
Chi decide della sorte degli Stati socialisti  il popolo, sono i
lavoratori, gli operai, i contadini che creano direttamente tutti
i valori materiali e spirituali della societ. E i lavoratori non
possono volere la guerra, perch per loro essa significa sventure,
lacrime, morte, distruzione e miseria. Gli uomini semplici non
hanno bisogno della guerra.
Contrariamente a quello che certi propagandisti a noi ostili
sostengono, la coesistenza pacifica non significa che i paesi
aventi regimi sociali diversi si limiteranno a isolarsi gli uni
dagli altri mediante alte barriere, col reciproco impegno di non
tirarsi al di sopra di esse pietre e rifiuti. No, la coesistenza
pacifica non  soltanto una coabitazione pi o meno forzata, senza
guerra, ma con il costante pericolo di vederla scoppiare in
futuro. La coesistenza parifica pu e deve assumere la forma d'una
pacifica competizione per il miglior soddisfacimento di tutti i
bisogni degli uomini.
Ecco la proposta che noi facciamo agli uomini di Stato
capitalisti: verifichiamo in pratica qual  il sistema migliore,
in una gara senza guerre. E' molto meglio che fare la gara a chi
fabbrica pi armi e a chi annienta l'altro. Noi sosteniamo e
sosterremo sempre questa competizione che consente di aumentare il
benessere dei popoli.
Il principio della coesistenza pacifica non esige affatto che uno
Stato rinunci al regime e all'ideologia che ha scelto. Va da s
che l'adozione di questo principio non produrr la soppressione
immediata delle controversie e delle contraddizioni inevitabili
tra paesi aventi sistemi sociali diversi. Ma assicura
l'essenziale: i paesi che decidono di intraprendere la via della
coesistenza pacifica rinunciano per sempre a far ricorso alla
forza e s'accordano per regolare pacificamente, tenendo conto
degli interessi delle parti in causa, le controversie e gli
eventuali conflitti. Nel secolo dello sviluppo della tecnica
atomica e termonucleare questa  la cosa pi importante, a cui
ogni uomo  interessato.
